giovedì, 09 luglio 2009

...e poi se la gente sa  -  e la gente lo sa  - che sai suonare

suonare ti tocca, per tutta la vita, e ti piace lasciarti ascoltare...

F.D.A.

ho finito adesso con l'ultimo appuntamento...riunioni, firme, cose da fare - e fatte - in tre ambiti diversi. Telefoni, carte, funzionari, segretarie, amministratori che chiedono, conti che tornano e non tornano... sigarette una dopo l'altra, cassetti della mente che si aprono e si chiudono a comando. Stamane è passata a trovarmi mia figlia. Si è dovuta giustificare con quelli che aspettavano fuori, poi mi ha detto " ma come fai a parlare con tutti?"

Eh, eppure ci ho parlato.

A volte penso che tutto questo può finire, se voglio, con una semplce letterina, una firma in calce su  un preavviso di un mese e...trovatevene un altro, io... ho già dato.

Ma alla fine, voglio veramente che tutto questo finisca? Sono pronto  o no a dedicarmi al trattore ed  scrivere le mie memorie o semplicemente solo quel che mi va di scrivere?

Onestamente, mi sa di no.

E' cominciata una nuova avventura, un nuovo Sindaco, nuovi programmi, nuovi compagni di viaggio oltre ai collaboratori di sempre. E' faticoso, sì ma è intrigante.

Ed allora prevale la voglia di fare, ancora.

Di vedere se  stavolta si può " fare un po' meglio ", nonostante la pancia, nonostante i capelli grigi e a dispetto della stanchezza che sì...ogni tanto affiora.

E' entrata la signora delle pulizie, con il suo camice rosso fiammante ed il carrello degli attrezzi.

Dice " dottore ma come faccio a pulire la sua scrivania?!"

E c'ha ragione, pure lei.

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lunedì, 06 luglio 2009

 

Vabbeh, oggi è così che gira

Canzone per l'estate

Fabrizio De André

(1975)

Con tua moglie che lavava i piatti in cucina e non capiva
con tua figlia che provava il suo vestito nuovo e sorrideva
con la radio che ronzava
per il mondo cose strane
e il respiro del tuo cane che dormiva.
Coi tuoi santi sempre pronti a benedire i tuoi sforzi per il pane
con il tuo bambino biondo a cui hai donato una pistola per Natale
che sembra vera,
con il letto in cui tua moglie
non ti ha mai saputo dare
e gli occhiali che tra un po' dovrai cambiare
Com'è che non riesci più a volare
Com'è che non riesci più a volare
Com'è che non riesci più a volare
Com'è che non riesci più a volare
Con le tue finestre aperte sulla strada e gli occhi chiusi sulla gente
con la tua tranquillità, lucidità, soddisfazione permanente
la tua coda di ricambio
le tue nuvole in affitto
le tue rondini di guardia sopra il tetto.
Con il tuo francescanesimo a puntate e la tua dolce consistenza
col tuo ossigeno purgato e le tue onde regolate in una stanza
col permesso di trasmettere
e il divieto di parlare
e ogni giorno un altro giorno da contare
Com'è che non riesci più a volare
Com'è che non riesci più a volare
Com'è che non riesci più a volare
Com'è che non riesci più a volare
Con i tuoi entusiasmi lenti precisati da ricordi stagionali
e una bella addormentata che si sveglia a tutto quel che le regali
con il tuo collezionismo
di parole complicate
a tua ultima canzone per l'estate.
Con le tue mani di carta per avvolgere altre mani normali
con l'idiota in giardino ad isolare le tue rose migliori
col tuo freddo di montagna
e il divieto di sudare
e più niente per poterti vergognare
Com'è che non riesci più a volare
Com'è che non riesci più a volare
Com'è che non riesci più a volare
Com'è che non riesci più a volare

http://www.youtube.com/watch?v=R8JdsQDuorQ

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lunedì, 29 giugno 2009

 

Hermann hesse


Mondo splendido

Sempre e poi sempre, o vecchio o giovane torno a
avvertire:
una montagna notturna e al balcone una donna
silenziosa,
bianca una strada al chiaro di luna in lieve pendio
e ciò mi lacera il cuore nel petto atterrito di
struggimento.

O mondo ardente, o tu chiara donna al balcone,
cane che abbai nella valle, treno lontano che passi,
come mentite, come atroci ingannate me ancora,
e pur tuttavia voi siete sempre il mio sogno e
delirio più dolce.

Spesso ho tentato la strada per la tremenda
"realtà"
dove hanno valore mode, assessori, leggi, e denaro,
ma solitario mi sono involato, deluso e liberato,
verso là dove sogno e beata follia zampilla.

Afoso vento notturno negli alberi, scura zigana,
mondo ricolmo di nostalgia pazza e profumo di poesia,
mondo splendente, di cui sono schiavo eternamente,
dove a me guizzano i tuoi bagliori, dove riecheggia
per me la tua voce.


postato da: caiovibullio alle ore 16:39 | Permalink | commenti (20)
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lunedì, 29 giugno 2009

 

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venerdì, 26 giugno 2009

Rabindranath Tagore

A lungo durerà il mio viaggio
e lunga è la via da percorrere.

Uscii sul mio carro ai primi albori
dei giorno, e proseguii il mio viaggio
attraverso i deserti dei mondo
lasciai la mia traccia
su molte stelle e pianeti.

Sono le vie più remote
che portano più vicino a te stesso;
è con lo studio più arduo che si ottiene
la semplicità d'una melodia.

Il viandante deve bussare
a molte porte straniere
per arrivare alla sua,
e bisogna viaggiare
per tutti i mondi esteriori
per giungere infine al sacrario
più segreto all'interno del cuore.

I miei occhi vagarono lontano
prima che li chiudessi dicendo:
«Eccoti!»

Il grido e la domanda: «Dove?»
si sciolgono nelle lacrime
di mille fiumi e inondano il mondo
con la certezza: « lo sono! »


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venerdì, 19 giugno 2009

Stampa sovversiva

Riporto di seguito un sunto dell'articolo del noto giornale estremista di sinistra, nonché sovversivo ed antidemocratico l'Avvenire, quotidiano dei Vescovi Italiani.

ROMA - "Deve rispondere all'opinione pubblica". Il giornale dei vescovi chiede a Berlusconi parole chiare sulle vicende delle feste con ragazze a pagamento a Palazzo Grazioli. Lo fa con un editoriale firmato da Gianfranco Marcelli, in cui si parla senza mezzi termini di "un clima di smarrimento".

"E' lecito domandarsi - si legge nell'articolo - se il presidente del Consiglio abbia finora scelto la linea di resistenza migliore e i difensori più appropriati al suo caso. Non è solo questione di stile sfoggiato (anche se lo stile in certe situazionii è purissima sostanza) da parte di avvocati bravi, a quanto pare, soprattutto a moltiplicare i motivi di imbarazzo. Il punto centrale è la necessità di arrivare il più presto possibile a un chiarimento sufficiente a sgomberare il terreno dagli interrogativi più pressanti".

Berlusconi deve rispondere a interrogativi, prosegue l'editoriale, "che non vengono solo dagli avversari politici, ma anche da una parte di opinione pubblica non pregiudizialmente avversa al premier. E se anche non fosse possibile eliminare ogni ombra", perché alcune questioni sono in mano alla magistratura, "si pongano almeno i presupposti per evitare ulteriori stillicidi di chiacchiere e di tempeste mediatiche. Senza illudersi che l'efficenza dell'azione di governo possa far premio, sempre e comunque, sui comportamenti privati. Alla lunga tutto finisce per avere un prezzo. E il pericolo è che a pagarlo non sia solo il singolo debitore di turno, ma l'intero paese".

postato da: caiovibullio alle ore 14:25 | Permalink | commenti (15)
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lunedì, 15 giugno 2009

Se ti tagliassero a pezzetti

Fabrizio De André

Se ti tagliassero a pezzetti
il vento li raccoglierebbe
il regno dei ragni cucirebbe la pelle
e la luna tesserebbe i capelli e il viso
e il polline di Dio
di Dio il sorriso.



Ti ho trovata lungo il fiume
che suonavi una foglia di fiore
che cantavi parole leggere, parole d'amore
ho assaggiato le tue labbra di miele rosso rosso
ti ho detto dammi quello che vuoi, io quel che posso
.



Rosa gialla rosa di rame
mai ballato così a lungo
lungo il filo della notte sulle pietre del giorno
io suonatore di chitarra io suonatore di mandolino
alla fine siamo caduti sopra il fieno.



Persa per molto persa per poco
presa sul serio presa per gioco
non c'è stato molto da dire o da pensare
la fortuna sorrideva come uno stagno a primavera
spettinata da tutti i venti della sera.



E adesso aspetterò domani
per avere nostalgia
signora libertà signorina fantasia
così preziosa come il vino così gratis come la tristezza
con la tua nuvola di dubbi e di bellezza.



T'ho incrociata alla stazione
che inseguivi il tuo profumo
presa in trappola da un tailleur grigio fumo
i giornali in una mano e nell'altra il tuo destino
camminavi fianco a fianco al tuo assassino.



Ma se ti tagliassero a pezzetti
il vento li raccoglierebbe
il regno dei ragni cucirebbe la pelle
e la luna la luna tesserebbe i capelli e il viso
e il polline di Dio
di Dio il sorriso.




http://www.youtube.com/watch?v=rRJkr_5PBhw&feature=related

postato da: caiovibullio alle ore 23:08 | Permalink | commenti (12)
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venerdì, 12 giugno 2009

HINC PER AETHRAM ALAM TEMPTAT ICARI PROGENIES

di un nuovo studio sulla Città dell'Aria

E’ da molto tempo che l’Amministrazione Comunale favorisce gli studi e le pubblicazioni che hanno per oggetto la storia, i beni culturali, l’ambiente, le risorse e l’economia del nostro territorio. Una tradizione ormai consolidata da almeno venticinque anni che indubbiamente dimostra due cose: da un lato la sensibilità culturale degli Amministratori che si sono succeduti in questo periodo dall’altro la reale importanza e la ricchezza dei temi sopra enunciati.

Il nostro è un territorio assai vasto e vario, posto immediatamente a ridosso di Roma, sede di uno dei più antichi Aeroporti italiani, attraversato dal secondo fiume del Lazio, da importanti assi viari ed autostradali, dalla Ferrovia transappenninica. E’ ricco di acque e di risorse e per questo motivo la presenza umana vi è attestata a partire da oltre tre millenni fa.

Anzi, secondo la tradizione storica classica Montecelio ( la cui identificazione con la latina Corniculum è pressoché certa ) è antico come Tivoli e quindi ha ben 500 anni più di Roma.

Con Roma il nostro territorio ha sempre interagito strettamente nel corso della storia, svolgendo anche un ruolo di interfaccia, una sorta di ponte verso l’ entroterra abruzzese e reatino.

Questi interscambi hanno segnato da sempre e per sempre la nostra storia lasciando monumenti e memorie di eventi e di personaggi che tanta parte hanno avuto nella edificazione della Nazione, così come è oggi.

Sicché puntualmente chi si occupa di ricerca, sia essa geologica, storica, archeologica, artistica, economica, sociologica non ha difficoltà a registrare in ogni campo  cose, fatti e personaggi di grande rilievo.

E i risultati sono stati lusinghieri ( e ce ne saranno ancora, nel futuro, perché c’è tanto ancora da studiare). Per brevità non citiamo gli autori ma sono tanti e chi vorrà recarsi nella bella e moderna Biblioteca di Guidonia avrà modo di constatare che la Sezione di Storia locale, una volta limitata alle due importanti opere del Cerasoli e del Piccolini, adesso è ricchissima di titoli.

La ricerca del dottor Bernardino Ciccotti, nata originariamente come tesi di laurea e condotta con criteri scientifici oltre che con passione, si inserisce nel filone assai fertile cui abbiamo accennato all’inizio, che ha visto fiorire nel corso degli anni numerosissime e valide pubblicazioni patrocinate  dal Comune di Guidonia Montecelio.

Essa si è svolta essenzialmente presso l’Archivio comunale ( una preziosa miniera, da studiare e tramandare gelosamente ai posteri ) ed è interessantissima perché prende in esame, tra l’altro, un periodo relativamente vicino ma a giudizio del sottoscritto, che è stato allievo di Renzo De Felice, ancora poco studiato: gli anni immediatamente precedenti la Fondazione di Guidonia, quelli in cui la Città dell’Aria fece la storia dell’Aeronautica mondiale, la nascita del nuovo Comune di Guidonia Montecelio e poi quelli della guerra che terminarono con la fine del Fascismo e della Monarchia e la nascita della Repubblica e della nuova Costituzione.

Ritengo sia importante sottolineare che alla decisione di dar vita a Guidonia concorsero senza dubbio molteplici motivi, a partire da quello più evidente e più immediato, cioè gli effetti delle grandi imprese aeronautiche, in particolare delle molte crociere e raid, di cui si resero protagonisti gli aviatori italiani e lo stesso ministro Balbo, che in quel torno di tempo compì la traversata dell’Atlantico settentrionale, guidando una squadriglia d’idrovolanti da Orbetello a Chicago e ritorno. In questo clima di crescente popolarità dell’aeronautica italiana, Balbo otteneva da Mussolini l’autorizzazione a fondare, nei pressi di Roma, una grande città-aeroporto e insieme città-laboratorio, specializzata in ricerche d’ingegneria aeronautica.
D’altronde il Duce veva sempre nutrito una forte passione per il volo aereo. Nel 1919, giunse a progettare la partecipazione al raid aereo Roma-Tokio; nello stesso anno si recò in volo a Fiume per incontrare D’Annunzio, cercando da lì di giungere sempre in volo a Firenze, per partecipare al congresso dei fasci di combattimento. In seguito, e per tutta la durata del suo regime, non mancò mai di farsi immortalare sui campi di aviazione o al comando di aerei.

Da questo studio emerge, tra l’altro, una figura assai interessante e meritevole di ulteriori approfondimenti: quella del Cav. Giannino De Angelis, tiburtino, che resse dapprima il preesistente comune di Montecelio in qualità di Commissario Prefettizio, amministrando con capacità ed oculatezza e per questi meriti venne nominato dal Governo primo ( ed unico) Podestà di Guidonia Montecelio, carica che mantenne fino al tracollo del vecchio Regime ed all’avvento dell’attuale sistema democratico retto dal Sindaco, dalla Giunta Municipale e dal Consiglio comunale.

Altre cose e tutte in positivo ci sarebbero da dire sull’opera del giovane studioso Bernardino Ciccotti ma chi scrive si rende conto di correre il rischio di lasciarsi trasportare dalla personale amicizia e gratitudine per il suo genitore, il compianto Rolando Ciccotti, che è stato per anni un ottimo amministratore. Quindi, ci fermiamo qui, con la certezza che questo libro sarà gradito e verrà letto da tutti con interesse.

Auguri, Dino.

A.M.

http://it.wikipedia.org/wiki/Montecelio

postato da: caiovibullio alle ore 00:28 | Permalink | commenti (8)
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domenica, 07 giugno 2009

 Canzone di qualche tempo fa.

Bene, se mi dici che ci trovi anche dei fiori in questa storia, sono tuoi
ma è inutile cercarmi sotto il tavolo,
ormai non ci sto più
ho preso qualche treno, qualche nave,
qualche sogno, qualche tempo fa


Ricordi che giocavo coi tuoi occhi nella stanza, e ti chiamavo mia,
e inoltre la coperta all'uncinetto, c'era il soffio della tua pazzia
e allora la tua faccia vietnamita ricordava tutto quel che ho.


E adesso puoi richiuderti nel bagno a commentare le mie poesie
però stai attenta a tendermi la mano,
perché il braccio non lo voglio più
mia madre è sempre lì che si nasconde dietro i muri
e non si trova mai
e i fiori nella vasca sono tutto quel che resta e quel che manca,
tutto quel che hai
e puoi chiamarmi ancora amore mio


E qualche volta aspettami sul ponte, i miei amici sono tutti là
con lunghe sciarpe nere ed occhi chiari, hanno scelto la semplicità
se Luigi si sporge verso l'acqua sono solo fatti suoi


E ancora mille volte, mille anni, ci scommetto, mi ringrazierai
per quel sorriso ladro e per i giochi, i mille giochi che sapevi già
e ancora mi dirai che non vuoi essere cambiata, che ti piaci come sei


Però non mi confondere con niente e con nessuno, e vedrai...
niente e nessuno ti confonderà
soltanto l'innocenza nei miei occhi, c'è nè già meno di ieri, ma che male c'è
le navi di Pierino erano carta di giornale, eppure vedi, sono andate via
magari dove tu volevi andare ed io non ti ho portato mai
e puoi chiamarmi ancora amore mio

Francesco De Gregori

http://www.youtube.com/watch?v=bo3Kl3KBgrk

 

postato da: caiovibullio alle ore 17:52 | Permalink | commenti (23)
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venerdì, 05 giugno 2009

 

L'alba arriva sempre, che la si voglia o no

GIULIETTA - Vuoi già partire? L’alba è ancor lontana.

Era dell’usignolo,

non dell’allodola,

che ha ferito poc’anzi il trepidante

cavo del tuo orecchio. Un usignolo,

credimi, amore; è lui che canta, a notte,

laggiù sull’albero di melograno

ROMEO - No, cara, era l’araldo del mattino,

l’allodola; non era l’usignolo.

Guarda, amor mio, quante strisce di luce

maligne sfrangiano le rade nuvole

che si dissolvono laggiù all’oriente.

Le faci della notte sono spente

e già s’affaccia il luminoso giorno,

quasi in punta di piedi,

sugli alti picchi brumosi dei monti.

Debbo andarmene e seguitare a vivere,

o restare e morire.

GIULIETTA -

Quel barlume laggiù

non è ancora la luce del mattino.

Io la conosco bene: è una meteora

che il sole irradia e rende luminosa

perché ti sia torciere questa notte

a illuminarti la strada per Mantova.

E però resta. Non devi partire.

ROMEO - Oh, che m’arrestino pure, m’uccidano!

S’è così che tu vuoi, io son felice!

Son pronto a dir con te che quel grigiore

laggiù non è lo sguardo del mattino,

ma soltanto un riflesso smorto e pallido

della faccia di Cinzia;

e a negare con te che sia l’allodola,

a martellar gli archivolti del cielo

con le sue note, sopra il nostro capo.

L’ansia di rimanere

è più forte di quella di partire.

O morte, vieni, e sii la benvenuta!

Così vuole Giulietta, e così sia!

Sei soddisfatta adesso, anima mia?

Parliamo pure. Non è ancora giorno.

GIULIETTA - È giorno, invece, è giorno! Ahimè, fa’ presto!

Va’! È l’allodola quella che canta,

ora, con quel suo verso fuori tono,

sforzandolo con aspre dissonanze.

Dicono che l’allodola

sa modulare in dolci variazioni

le note del suo canto; questa no,

perché in luogo di dividere le note

in armonia, divide noi.

dicono pure, ha scambiato i suoi occhi,

col ripugnante rospo.

Che si siano scambiate anche le voci?

Perché questa, che va destando il giorno,

ci strappa trepidanti dalle braccia

l’uno dell’altro, e mi ti porta via.

Vattene, va’, si fa sempre più chiaro.

ROMEO - Sempre più chiaro in cielo,

sempre più buio dentro i nostri cuori.

http://www.youtube.com/watch?v=GkX4MyDeIqI&feature=PlayList&p=5EB7076DCAA70316&index=0

postato da: caiovibullio alle ore 20:04 | Permalink | commenti (5)
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